“Chi dorme non piglia pesci”.
Negli anni del liceo, questo era il motto che il padre ripeteva ogni giorno a cinque fratelli, spronandoli a dare sempre il meglio di sé.
Quelle parole non rimasero semplici consigli: riecheggiarono a lungo nella mente dei fratelli Reho, fino a trasformarsi in una vera e propria guida. Aldo, Andrea, Giovanni, Angelo e Giulio decisero di ascoltarle davvero.
Iniziarono a confrontarsi, a studiare soluzioni, a immaginare un futuro diverso. Fu così che nacque un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: allevare pesci in mare aperto, riunendoli in un unico luogo, nelle acque cristalline del Salento, a pochi chilometri da casa loro.
Un progetto innovativo di acquacoltura marina, che però si scontrò subito con ostacoli concreti. L’azienda che avevano in mente non aveva una sede tradizionale: niente numero civico, niente terraferma, solo mare. Non a caso, uno dei primi dubbi arrivò proprio dalla Camera di Commercio.
Operare in mare significava anche affrontare correnti, mareggiate e burrasche, convivere con i rischi della natura e con le preoccupazioni di familiari e amici, che vedevano solo i pericoli del mestiere del pescatore.
Eppure, nulla riuscì a spegnere il loro entusiasmo. La determinazione dei fratelli Reho si trasformò in visione imprenditoriale: progettarono grandi gabbie galleggianti in materiale plastico, dalle quali sospendere reti resistenti, pensate per ospitare e allevare i pesci in modo controllato e rispettoso dell’ambiente.
Stava nascendo un nuovo modello di allevamento ittico sostenibile, un’idea imprenditoriale promettente ma impegnativa, che richiedeva investimenti importanti, ben oltre le loro possibilità iniziali.
Passione, impegno e spirito di sacrificio incontrarono però la fiducia della famiglia. Fu soprattutto la zia a credere per prima nel progetto, offrendo un sostegno economico iniziale che permise ai ragazzi di perfezionare il business plan. Quella stessa idea, pochi mesi dopo, li avrebbe portati a ottenere un finanziamento per l’imprenditoria giovanile.
Il sogno stava finalmente per diventare realtà: portare il pesce dal mare alla tavola, valorizzando il territorio del Salento attraverso un’acquacoltura moderna, responsabile e di qualità.